Riflessioni dalla quarantena

Siamo ancora in piena emergenza Corona Virus, le stime più ottimistiche parlano di una fine del periodo “alta tensione” per il sei Aprile; quelle più pessimistiche si spingono fino al mese di Luglio, quelle che più, a mio parere, si avvicinano alla realtà, invece, fissano per il dodici Aprile il lento ritorno alle vite di tutti i giorni.

Ma come sarà il nostro lavoro dopo la conoscenza del Corona Virus?

A mio parere molte cose sono cambiate e, probabilmente, non torneranno più alla consueta “normalità”.

L’industria Italiana ha preso coscienza di quanto il prodotto import sia permeato nella nostra quotidianità. Molte aziende Italiane, che basano quotidianamente il proprio marketing di immagine sull’Italianità, si sono trovate a non poter sopperire alle richieste di mercato in quanto un semi lavorato, parte di un insignificante componente, non era più reperibile. Molto spesso queste società si sono trovate ad affrontare il problema dopo aver riscontrato che a mancare era la materia prima del proprio terzista, che si era sempre riempito la bocca del 100% Italiano. Una beffa!

Purtroppo questo è il risultato della globalizzazione ed in particolar modo di quella dei mercati. Mi auguro che questa crisi ci faccia porre maggiore attenzione alla filiera dei prodotti che acquistiamo tutti i giorni. Bisogna premiare le piccole aziende che con sacrificio ed etica si impegnano a produrre interamente i propri prodotti in Italia. E’ vero, il costo dei prodotti Italiani è più alto di un made in cina ma comprando Italiano compriamo una qualità, un design, una ricercatezza nei dettagli invidiata in tutto il mondo.

Questa quarantena ha spazzato via un’altra convinzione profondamente radicata nella mentalità Italiana: il lavoro obbligato in ufficio. Fermo restando che non sono uno strenuo sostenitore dello smart working c’è da dire, però, che lo preferisco di gran lunga al lavoro in ufficio.

Sarà per la mia natura libera da agente di commercio ma non condivido l’idea di restare tutto il giorno, tutti i giorni, chiuso fra quattro mura, magari in un ambiente anni ’80 con quei colori tristi grigio, ocre, beige e le finestre con i vetri opacizzati dal tempo…..un incubo!

In questi giorni le riunioni fatte tramite software per videoconferenze stanno intasando le reti dell’intero pianeta. Direttori commerciali e capi aree si stanno deliziando con questo nuovo giocattolo, tanto è vero che, nonostante il periodo, le riunioni alle quali partecipare sono aumentate, ed ogni pretesto è buono per fissarne una… per la fine della Quarantena, prevedo, si organizzeranno anche le pause caffè, ognuno vicino alla propria moka borbottante sul fornello della cucina.

Speriamo che con il passare dell’allerta restino i grandi benefici scoperti in questi giorni dello smart working e soprattutto sia scardinata la cattiva convinzione che lavorare da casa significa essere in ferie, prendersela comoda e sicuramente lavorare di meno. Anzi, è completamente l’opposto, la responsabilità (Per chi è in grado di gestirla) porta, il più delle volte, a lavorare più del dovuto. 

Concludo con l’ultimo aspetto che, secondo me, è profondamente cambiato con questa nuova” normalità”: la discriminazione dell’urgenza. Stando chiusi in casa e gestendo l’attività lavorativa totalmente in modo smart ci siamo accorti che molte urgenze che stressavano le nostre giornate, in realtà, urgenze non erano. Spesso corriamo, come se lavorassimo alla guida di ambulanze, dietro alle richieste dei clienti ma grazie a questa reclusione forzata abbiamo scoperto che non sempre è necessaria la nostra presenza fisica per poter portare avanti una lavoro, per sistemare una qualsiasi questione o addirittura per chiudere positivamente una trattativa. Anche lavorando a distanza, grazie alla tecnologia, è possibile far fronte alle esigenze del mercato in modo qualitativamente valido e profittevole.

In definitiva come sarà a mio parere il post corona virus? 

Ci saranno sicuramente meno strette di mano; forse un giorno (spero di no) arriveremo ad adottare l’inchino come fanno nei paesi orientali e chi avrà il mandato per vendere prodotti igienizzanti per le mani diverrà miliardario.

Mi auguro che le aziende nostrane inizino a selezionare con più attenzione i propri fornitori e cerchino sempre più di reperire quanto serve nelle zone limitrofe alle industrie, da artigiani e professionisti conosciuti oltre che certificati.

Dopo un breve periodo di smart working volontario i titolari d’azienda inizieranno a richiedere la presenza in ufficio ai propri dipendenti….perché così lo controllo e mi assicuro che lavori (E’ troppo nella mentalità Italiana)

Questo è quanto, speriamo che questo periodo passi in fretta e che ci permettano di tornare a riempire il grande raccordo anulare con file interminabili… Così vuoto è una tristezza, una stretta al cuore!

A presto!

Antonio Cuomo

Imprevedibile, sognatore, marito, papà, pazzo, curioso come George, innamorato della vita e delle relazioni umane. Ho iniziato a vendere per lavoro e con il tempo ho capito una cosa: la vita è una trattativa. Parliamone!

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *